Safeguarding and enhancing Europe’s intangible cultural heritage

Safeguarding and enhancing Europe’s intangible cultural heritage

Questo il titolo di una giornata che ha segnato l’avvio di una consultazione pubblica, a sostegno della recente proposta presentata dal Senatore Paolo Corsini, Vicepresidente della Commissione affari esteri del Senato e membro della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea del Consiglio d’Europa, per sostenere una risoluzione dell’Assemblea sul tema della salvaguardia del patrimonio culturale immateriale.

L’11 Luglio, su invito di Carmine Marinucci, Segretario Generale della scuola Digital Cultural Heritage, di cui siamo partner, abbiamo partecipato a questa giornata di lavori per dare il nostro contributo quale associazione impegnata nella promozione e valorizzazione del nostro patrimonio culturale. Molte azioni sono state promosse nel tempo, in primis dall’UNESCO, in tema di Patrimonio Culturale Immateriale ma negli ultimi anni, complice l’accelerazione della rivoluzione digitale, si è resa necessaria una forte azione europea per la salvaguardia di questo patrimonio e la sua diffusione e trasmissione alle nuove generazioni utilizzando un linguaggio che sia loro più vicino

Il patrimonio culturale è una costruzione sociale e non un’acquisizione che si può dare per scontata. Carlo Olmo

Il 17 Ottobre del 2003 La Conferenza generale dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura, UNESCO, stipula una Convenzione per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale quale fattore della diversità culturale. La convenzione si è collocata in un momento di grandi cambiamenti, anche a seguito dei processi di globalizzazione che, da un lato, hanno creato le condizioni per rinnovare il dialogo fra le comunità ma, dall’altro, anche fenomeni di deterioramento e scomparsa del patrimonio culturale immateriale in particolare per mancanza di risorse per la sua salvaguardia.

Lo scopo della convenzione era, ed è tutt’ora, quello di creare consapevolezza, soprattutto fra i giovani, rispetto al patrimonio cultuale immateriale a livello locale, nazionale e internazionale; salvaguardarlo, farlo rispettare dalle comunità e dagli individui, promuovere la cooperazione internazionale

Cosa è il Patrimonio Culturale Immateriale?

I Patrimoni Culturali Immateriali sono le manifestazioni espressive di una comunità: tutte quelle “prassi, le rappresentazioni, le conoscenze, il know-how che le comunità riconoscono come parte del loro patrimonio culturale, ma anche gli oggetti, gli strumenti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi” come si legge nella definizione della lista che l’UNESCO ha stilato nel 2003. Un patrimonio che viene trasmesso di generazione in generazione dando un senso di identità, di appartenenza ma sempre promuovendo e rispettando le diversità culturali.

Nel dettaglio:

  • Le tradizioni orali, il linguaggio
  • Le arti dello spettacolo
  • Le consuetudini sociali, gli eventi rituali e festivi
  • Le cognizioni e le prassi relative alla natura e all’universo
  • L’artigianato tradizionale

Gli elementi iscritti sono, al 27 Novembre 2014, 348. Sei di questi sono in Italia: l’opera dei Pupi siciliani, Il Canto a tenore sardo, l’arte del violino di Cremona, la dieta mediterranea, le Macchine a spalla, la Vite ad Alberello di Pantelleria.

Compito degli Stati Contraenti la convenzione UNESCO è quello di salvaguardare il patrimonio immateriale e garantirne la vitalità attraverso la sua documentazione, identificazione e trasmissione collaborando con le comunità, i gruppi, le organizzazioni sul territorio.

Svariati sono i metodi che sono stati identificati per la salvaguardia del patrimonio immateriale partendo dai programmi di educazione e sensibilizzazione del pubblico ai programmi specifici di educazione all’interno delle comunità, al potenziamento della ricerca, all’informazione sui pericoli che minacciano il patrimonio immateriale e le misure per evitarli.

Per ottenere questi risultati è stato costituito un fondo per la salvaguardia del Patrimonio Immateriale partendo dai contributi che gli stati contraenti versano ogni due anni ma anche da fondi stanziati dalla conferenza generale UNESCO, da contributi e donazioni di altri stati o organizzazioni o organismi pubblici e privati.

Gli stati contraenti

Intangible Cultural Heritage Convention Fonte: Wikipedia

Intangible Cultural Heritage Convention Fonte: Wikipedia

In questa ottica si pone la proposta del Senatore Paolo Corsini (del 22 Aprile 2016) che avvia l’iter per una proposta di Risoluzione dell’Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa a sostegno di una strategia europea per la salvaguardia e valorizzazione dell’immenso Patrimonio Culturale immateriale.

Una eredità culturale la cui importanza è stata messa in luce anche con la convenzione di FARO (Convention on the Value of Cultural Heritage for Society) in cui si esprime la necessità di consentire l’accesso universale al Patrimonio Culturale e l’impatto positivo che su questa necessità può avere l’utilizzo delle tecnologie digitali.

Il digitale permette di promuovere azioni di salvaguardia del Patrimonio Immateriale attraverso linguaggi più familiari alle nuove generazioni ma anche favorisce l’emergere di patrimoni digitali nuovi che saranno domani reperti digitali, necessari per la realizzazione di quel Rinascimento Digitale evocato dal Comité des Sages (Digital Agenda) sulla digitalizzazione del patrimonio culturale.

Una sfida che dovrà concentrare la propria azione sulla Co-Creazione di un sistema di azioni per la conservazione e valorizzazione delle peculiarità delle culture europee perché solo dalla conoscenza derivano il rispetto e la tolleranza.

La proposta Corsini apre una nuova strada, dopo la convezione UNESCO del 2003, per pianificare politiche che mirino ad azioni condivise anche nella formazione partendo dal Digital Cultural Heritage, declinato nei suoi tre livelli:

  • Digital Culture
  • Digital FOR cultural heritage
  • Digital AS cultural heritage

Politiche condivise facilitate dalla presenza, soprattutto in Italia, di Università attente ma anche istituzioni pubbliche e private impegnate a svolgere un ruolo di integrazione dell’offerta formativa e che usano creativamente le risorse digitali per far conoscere e valorizzare il Patrimonio Culturale

La Cultura non è petrolio ma senso di comunità

Con queste parole si è aperta la discussione presso le sale dell’Enciclopedia Treccani, “padrona di casa” che ha prestato le sue sale all’incontro nella persona di Massimo Bray, suo Presidente.

Nel corso del pomeriggio si sono avvicendate al tavolo di discussione idee, esperienze, progetti, punti di vista sul patrimonio immateriale dove ognuno ha aggiunto valore e potere al gruppo di lavoro; dal senso di appartenenza verso il patrimonio culturale (Paolo Petrocelli) al Diritto alla Partecipazione (Flavia Marzano) alla partecipazione come co-creazione di valore culturale (Laura Moro).

Ecco, quindi, il video della giornata con tutte le riflessioni emerse

Il lavoro, però, è appena cominciato e la consultazione è ai suoi esordi in attesa anche del vostro contributo.

Potete dare valore alla discussione qui www.diculther.eu. La consultazione terminerà a fine anno, con la produzione di un Position Paper italiano sul tema, che verrà quindi portato in Assemblea Parlamentare del Consiglio d’Europa.