Ricordando Manlio Sgalambro Il ricordo di una Sicilia priva del disincanto del suo filosofo

Ricordando Manlio Sgalambro Il ricordo di una Sicilia priva del disincanto del suo filosofo

La Sicilia, l’’Italia tutta, ricorda Manlio Sgalambro nel primo anniversario della sua morte, avvenuta a Catania il sei di marzo del 2014. Ricordiamo la figura del filosofo, immaginando di intervistarlo ancora e vederlo lì, circondato dai suoi agrumeti, alle pendici dei monti Iblei.

Là dove domina l’’elemento insulare ed è impossibile salvarsi, là dove ho ricevuto la mansione di Ambassador per la Sicilia, ho conosciuto Manlio Sgalambro: le persone che ne hanno avuto esperienza di vita, i suoi testi in cui la vulgata pessimista della realtà viene sottoposta a una critica radicale.

Proprio l’’ultima edizione di Invasioni Digitali, in Sicilia coordinate con la collega Elisa Bonacini, abbiamo volutamente dedicato una tappa il 26 Aprile 2014 presso i Giardini comunali Gorgia, non è un caso, a Lentini (Siracusa); manifestazione dal titolo Niente è come sembra. Un ritornello puerilmente didascalico come “? Niente è come sembra, niente è come appare, perché niente è reale..” non solo conduce a riflettere, ma ha saputo fare largo alle capacità espressive del territorio. Novella che musicalmente da anni il buon Franco Battiato ha proposto e che “francamente” è stata in più contesti (fra)intesa. Ad un anno da Manlio maturerà questo percorso, tanto ideale quanto reale, frutto di sinergie, spontanee ma non innocue. Questa serietà e il giuoco della vita non contrastano.

Da quando “Philosophaster noster” ha oltrepassato la porta dello spavento supremo, il suo pensiero è divenuto una “wunderkammer dell’’immaginario”, un susseguirsi di innumerevoli storie, visive, musicali e di parola, raccontate dai grandi protagonisti del mondo culturale e filosofico contemporaneo.

Autore Adelphi e noto anche per l’’intensa collaborazione con il cantautore e compositore Franco Battiato, Manlio Sgalambro è stato una figura assai singolare in Italia , ha scritto opere quali Il cavaliere dell’intelletto (1994), i testi degli album L’ombrello e la macchina da cucire (1995), L’imboscata (1996), Gommalacca (1998), i testi “Medievale” e “Invito al viaggio” di Fleurs (1999), del balletto Campi Magnetici (2000), Ferro Battuto (2001) ma ancora altre opere, meno recenti come Il Trattato dell’’Empietà (1987), De Mundo Pessimo (2004), Del Delitto (2009), Della Misantropia (2012).

Manlio rappresenta un unicum nel panorama filosofico-musicale italiano, difficilmente replicabile, perché in lui il genio si fa canto. Sacro e profano. Come lui medesimo osservava, “i più alti spiriti, se così vogliamo chiamarli, sono stati misantropi”; affermando così che “l’’idea è raggiungibile solo in uno stato di misantropia”.

Scortato da questo presupposto, il filosofo ha sprigionato folgoranti visioni di vita, nella sua essenzialità, perché non può esser esistito un solo Sgalambro. Ne sono esistiti tanti, almeno tanti quanti sono stati i continenti dell’’Anima da lui scoperti.

Inestimabile è stata la sua Cura nel sviscerare ogni verità sul senso dell’estetica e dell’etica.

Il senso della Bellezza – ci ricordava – torna a occupare un posto nella nostra vita. La bellezza chiama.

Il nichilismo artistico in cui siamo vissuti è stato soprattutto un nichilismo pittorico. Per ciò che offriva agli occhi abbiamo avuto per lo più noia e indifferenza. “Tutti i quadri sono belli”: “et omnia bona sunt”. Come un dio stanco il testimone dell’arte visiva sbadigliava trovando tutto buio. Cercavamo a volte il bello ma trovavamo solo “abbellimento”. In realtà la visività oggi è in pericolo. Tutto è indirizzato agli occhi.

L’uomo oculare – l’uomo oggi, cioè – costruisce le sue cose in funzione della sua vista e si appaga della loro presenza. Ma che forse la vista è, come egli crede, soltanto ciò che “vede” e ciò che vede soltanto “presenza”? La vista ha una funzione profetica. Più che per se stessa ci interessa per l’indicazione di quanto può avvenire.

Ma, continua la sua “Teoria della Bellezza” proprio sostenendo quanto ad oggi ha saputo apportare Invasioni Digitali sui social in merito alla Bellezza del Patrimonio Culturale: chi vede solo ciò che ha davanti agli occhi in realtà non vede. C’è bisogno di esser platonici? La forza di un quadro è quella di restituire un’assenza.

I nostri sensi logorati riacquistano vita. S’intende, non è offerto molto alla loro cupidigia. Perché ci si possa ubriacare, manca il “pittoresco”. Pittura senza pittoresco: non ne vedevamo da molto.

Il rapporto della poesia, dunque, con questa Sua filosofia dell’empietà, coerente pessimismo — con una poesia che in quanto tale deve render conto dei cinque sensi, la nostra appartenenza al sistema solare — in De mundo pessimo, (Adelphi 2005) mi hanno sorpreso i Suoi accenni alla “benevolenza” con cui il sole conferirebbe vitalità agli esseri, etc. E la contraddizione essenziale della poesia di oggi è forse il dover render conto delle emozioni di appartenenza al sistema solare, e una verità che sempre di più si fa strada anche nel senso comune della gente — per cui la Sua filosofia non risulta così strana o “pericolosa”.

E perché no? Che il ricordo di Malio Sgalambro attraverso il suo pensiero graffiante diventi comune per accedere ad un linguaggio universale. Questo è il rovesciamento — pur nel rispetto della terminologia — che vale più che una storia della filosofia (dove si vedono muoversi uomini, professori, cosacce). Nella vera terminologia filosofica invece si respira aria pura, attraverso di essa si vedono muoversi cose.

Il suo concetto di esperienza vissuta è un escamotage con cui viene aggirato il concetto di esperienza al quale si era severamente richiamato il pessimismo. Mentre l’esperienza trascendentalmente oggettiva, a cui si era riferito Schopenhauer, era, nello stesso tempo, giudizio, l’esperienza in quanto vissuta è impegnata immediatamente nella vita che non deve peraltro che capire, non giudicare. Questo concetto di esperienza contiene meno esperienza di ogni altro. È l’assoluta inesperienza ove tutte le esperienze sono buone.

Solo una temerarietà sul piano personale, un’assunzione di responsabilità ci porterà ad una pacata rinascita dei beni materiali ed immateriali d’arte, seguendo Manlio, sulla strada del nascere.

D’’altro canto proprio come in “Teoria della Sicilia”, esistiamo solo come fenomeno estetico; solo nel momento felice dell’arte tutto è vero!

Giorgio Franco (Sicilia Ambassador)